L’innesto, un classico del restauro

L’innesto consiste nell’adattare un nuovo manico che si fa incastrare nella testa originale. È una soluzione ideale quando il manico è rotto o troppo stretto.

Questa procedura è stata all’inizio una vera e propria modifica dello strumento, e successivamente è stata usata anche come restauro. Infatti il violino che conosciamo oggi ha subito alcune modifiche, tra le quali l’allungamento del manico: pochissimi stradivari hanno conservato i loro manici originari. I liutai dell’Ottocento li hanno tagliati, rimpiazzandoli con dei modelli più moderni per adattarli alla nuova tecnica stilistica.

L’innesto consiste nell’ inserire un manico nuovo in una testa antica. Esso è nato come evoluzione per poi essere adoperato come riparazione nel caso di un manico danneggiato.

Prima dell’invenzione dell’innesto, molti manici sono stati tolti e del tutto cambiati, testa inclusa: se tante teste sono state tagliate non è a causa della rivoluzione francese! Nel periodo barocco, il manico degli strumenti ad arco veniva solamente incollato ed inchiodato al tassello superiore. Durante la metà dell’800′ i costruttori di strumenti hanno iniziato ad incastrare un manico più lungo di quello precedente nel tassello superiore con un’angolazione maggiore di quella fino ad allora stabilita. L’angolazione è stata quindi ottenuta direttamente dall’incastro e non più dalla tastiera barocca a forma di cuneo. Questo cambiamento è stato la risposta alla richiesta da parte di grandi virtuosi del violino di poter riempire, grazie alla potenza del loro strumento, le sale da concerto sempre più grandi. Una tensione maggiore significa intensità sonora maggiore. La catena degli strumenti è stata di conseguenza sostituita con una più lunga e più spessa.

M. Menanteau, Roma 2010

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